Considerazioni sul finale di Fast and Furious 7 – il sogno di Paul Walker

PAUL-WALKER

In questo articolo saranno rivelati dettagli della trama di Fast and Furious 7, finale compreso. Gli insulti saranno rispediti al mittente.

Se siete indecisi se guardare Fast and Furious 7, vi dico di farlo perchè merita davvero. Lo considero il migliore della serie nonostante sia un film contro ogni legge della fisica (Toretto riprende vita con le parole d’amore di Letty, Toretto fa crollare l’asfalto con una pedata…), le risate sono assicurate. Il momento più bello del film è il finale dedicato a Paul Walker. A mente calda mi viene da interpretarlo cosi questo film: nella prima scena il cattivo Shaw è all’ospedale dove è ricoverato (in coma?) il fratello che aveva ucciso Toretto in Fast and Furious 6. E’ una scena che viene mostrata all’inizio, un fratello in coma. L’inquadratura si sposta e si notano infermieri terrorizzati e il personale di sicurezza uccise da Shaw, come nel più epico dei sogni. Mi piace pensarla che sia tutto un sogno.

 Il film prosegue con le più grandi imprese da stuntman mai viste, come Brian che salta da un autobus sul precipizio e si aggrappa all’alettone di Letty, Ops (The Rock) si rompe il gesso e dice alla figlia “papà deve andare a lavorare”, un drone impazzito e un elicottero da combattimento mettono a soqquadro Los Angeles, senza che la polizia faccia nulla, finchè Brian non passa con il rosso a tutta velocità e viene inseguito. Ditemi se questo non è tutto un sogno!  Il film finisce bene ovviamente, Shaw viene catturato e rinchiuso in una cella di massima sicurezza (11 metri di acciaio), sorvegliato da un esercito armato all’interno di camere blindate. Nel finale, Brian gioca in spiaggia con la famiglia, mentre gli altri li guardano dalla distanza e annunciano che Brian dovrà rimanere lì perchè quello è il suo posto. Toretto se ne va senza salutare e si ferma a un incrocio; in quel momento arriva Brian con una Toyota Supra bianca.

“Credevi di poter andar via senza salutare?” I due partono, ma non è una gara, è l’ultimo viaggio insieme. “Un tempo vivevo la mia vita un quarto di miglio alla volta, ed è per questo che eravamo fratelli, perchè lo facevi anche tu; dovunque voi siate, non importa se un quarto di miglio o dall’altra parte del mondo, quello che conta nella mia vita, saranno sempre le persone che ho davanti, proprio qui, proprio ora. Tu sarai sempre con me, e sarai sempre mio fratello.” Le due macchine a un certo punto si separano. Brian va verso la luce, il sogno è finito. 92 minuti di applausi.

E’ vero che Fast and Furious ci ha abituati a una realtà molto approssimativa nel corso di questi anni, ma quello che succede in questo film non ha niente a che vedere con la realtà rappresentata negli altri. Toretto fatica a inseguire il cattivo con l’auto, Toretto prende le botte e muore e rinviene con le parole di sua moglie (nessuno sapeva che si erano sposati) perchè la respirazione bocca a bocca non è efficace. E il film è un dejavu di ricordi, ricompaiono vecchi personaggi (Hector, quello delle centraline Motec), le Race Wars, le vecchie location, le vecchie auto. A Dubai arrivano con 5 auto dello stesso colore del Team Toretto in The Fast and the Furious. Mia dice che a Brian manca tutto. Nel corso di questa pazza avventura, tutti con il fiato sospeso quando Brian è impegnato in qualcosa di pericoloso, ma lui ce la fa, sempre. Mai in difficoltà, non si fa un graffio. Possiede ancora un giubbotto anti proiettile dell’ FBI, nonostante non sia più un agente. Ritrova la Skyline, la Supra, la macchina di Toretto costruita con il padre. Possiamo dire che tutto il film è un tributo a Paul Walker, come lo ha immaginato lui.

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